Alyoska Costantino

PAROLA DI CORSARO Un Rea in MotoGP? Non succede, ma se succede...

Un piccolo sogno nel cassetto, nella (minima) speranza che si realizzi, un giorno di 24 marzo 2017, 15:35
Un Rea in MotoGP? Non succede, ma se succede...

Parto subito con una premessa per quest’articolo: non ci sono news, scoop o la benché minima voce di un passaggio di Rea al mondo delle gare delle moto prototipo, e sono abbastanza convinto che ciò, al 99%, non avverrà. Principalmente per 2 motivi: 1) L’ottimo rapporto che c’è tra la Kawasaki ed il suo pupillo; 2) La maggiore “distanza” tra i mondi della Superbike e del Motomondiale.

Se la prima motivazione è ampiamente osservabile e comune, come in tanti altri sport motoristici (Verstappen con la Red Bull, Marquez con l’HRC, Loeb col gruppo Peugeot-Citroen, ecc.), si comprende meno il perché di questa “spaccatura” sempre più profonda tra il mondo della MotoGP e quello della SBK, spaccatura che paradossalmente è diventata ancora più grande da quando la FIM ha le redini sia del campionato prototipi sia di quello delle moto derivate dalla produzione stradale. Nei primi anni 2000 siamo stati abituati a passaggi continui di vincitori della SBK alla MotoGP, con gente del calibro di Toseland, Bayliss ed Haga; oggi succede, forse più tristemente, il contrario, con gente che non ha avuto fortuna in MotoGP che “arretra” a questa categoria come una sorta di ultima spiaggia.

Ma di ciò forse se ne potrebbe parlare in un altro articolo; questo di cui mi sto occupando è disposto a concentrarsi proprio su un pilota preciso invece...

Inutile negarlo: nonostante la spettacolarità di Davies in frenata o le abilità sul giro singolo di piloti come Sykes, il vero mattatore della SBK in questi anni è stato proprio Johnny Rea, ed i due mondiali ottenuti con margini più o meno ampi lo testimoniano.
Un dominio che, devo dire la verità, non mi aspettavo così imponente al suo arrivo in Kawasaki. Di certo sapevo che il team Honda Ten Kate, negli anni precedenti, era rimasto “a galla” sui risultati proprio grazie al nordirlandese e alle sue abilità, ma in precedenza quando il mezzo Honda era comunque in linea con gli standard posti dagli altri team (Yamaha, Ducati e Aprilia, negli anni dal 2008 al 2010) Rea si era sì mostrato un grande pilota, ma non all’altezza di campioni come Biaggi o Checa (almeno ai miei occhi). Se a questo aggiungiamo che non è stato l’unico pilota, in questi anni precisi, ad ottenere ottimi risultati con quella CBR1000RR (oltre lui ci son stati gli ottimi exploit di Haslam al debutto col Team Stiggy), potete capire come il sottoscritto non fosse certissimo di un suo arrivo all’iride.

Col senno di poi siete autorizzati a prendermi in giro.

A questo punto torniamo da dove siamo partiti, cioè alle seguenti domande: ce lo vediamo un Rea in MotoGP? E che cosa potrebbe fare?

Sulla prima domanda, sinceramente... no. Non credo lui vorrà mai lasciare questo mondo della SBK, o comunque non in brevissimo tempo, e non di certo per un universo ben più complesso e pieno di diramazioni come quello della MotoGP. Rea è anche un padre di famiglia, e dalle scene che si vedono nei paddock è comprensibile come per lui la famiglia voglia dire tanto, di certo ben più di una vittoria di manche (com’è giusto che sia). Il mondo della MotoGP richiede invece molta più lontananza dalla famiglia in genere, ma anche un impegno in luoghi e tappe sia più lontane, sia più numerose.

Sulla seconda questione invece, faccio il puro e semplice “sognatore”: il pensiero di uno scontro di Rea con campioni come Marquez, Rossi o Pedrosa... mi ha sempre stuzzicato l’immaginazione.

C’è chi mi ha confidato che le sue abilità di guida, per quanto enormi, non si discostano molto da quelle di un Bayliss o di uno Spies (gente che comunque ha saputo vincere e farsi vedere nella massima categoria, nei loro anni migliori), e che il massimo per cui potrebbe combattere sarebbe un podio, ma sinceramente non mi trovo d’accordo. La sua breve esperienza di 2 gare in MotoGP nel 2012, con la Honda HRC Ufficiale di Casey Stoner, è avvenuta totalmente a freddo, dove il team ufficiale lo catapultò (quasi senza paracadute) su una moto a lui sconosciuta (per quanto fosse la migliore del lotto).

Questo ci fa capire che anche il migliore dei piloti, senza un test o senza un minimo adattamento, non può far molto alla prima uscita. Io mi baso su questa visione per la mia speranza. La speranza di vedere un Jonathan Rea, un giorno, combattere fianco a fianco con un Viñales oppure un Marquez al Mugello (un circuito a caso eh...).

E’ poco o niente su cui basarsi. Ma in fondo, si sa: se si può sognare, meglio farlo in grande.

Fonte immagine: motociclismo.it


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