Pasticcio alla tedesca. E non è una ricetta

di 26 luglio 2015, 20:00
Pasticcio alla tedesca. E non è una ricetta

Dato che ultimamente piace parlare a tutti di ricette, come gli spaghetti e quant'altro, oggi è andato in scena a Budapest il pasticcio alla tedesca, con protagonisti Lewis Hamilton e Nico Rosberg.

Il troppo stroppia, si sa, e per la legge dei grandi numeri prima o poi qualcosa sarebbe dovuto accadere. E infatti, puntualmente è accaduto, nella gara più pazza dell'anno. Quando Hamilton lisciava già le cinque vittorie (con record) a Budapest, quando Rosberg sognava di andare in testa alla prima curva, ecco che come a Silverstone i protagonisti della partenza sono stati quelli...dietro.

Così come a Silverstone sono state le Williams, a Budapest le Ferrari di Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen si sono scagliate sul duo argento nei primi metri di gara, andando in testa in blocco in curva due con Sebastian Vettel seguito dal bravo (e poi come sempre iellato) finlandese.

L'atto primo del pasticcio è stato quindi lo start. L'atto secondo per l'inglese avviene alla chicane, quando in un non meglio precisato tentativo di avvicinamento al compagno Rosberg (che comunque gli si era messo davanti) va lungo ed è costretto sulla ghiaia. Si lamenterà poi con il suo box di essere stato spinto, ma ci chiediamo come si fa a spingere chi è dietro. Ci risulta difficile. Da qui la prima rimonta di Lewis, mentre Nico tenta invano di tenere il passo delle rosse, che in questa occasione sembrano di un altro livello.

Il pasticcio atto terzo è quello di Rosberg che, forse per un complesso di inferiorità o forse per mostrare orgoglio nei confronti del compagno in rimonta, al secondo pit stop durante il regime di Safety Car monta ancora gomme medie invece delle morbide, per allinearsi alla scelta del compagno e giocare "ad armi pari". Certo.

Il quarto atto è quello con cui Lewis si estromette di fatto dal podio. Alla ripartenza dopo l'uscita della Safety Car, mentre Nico supera un Raikkonen handicappato dall'ibrido KO della Ferrari, l'inglese tenta di resistere ad un Ricciardo galvanizzato dal ricordo della strepitosa vittoria dell'anno scorso. La difesa di Lewis, però, cozza contro la fiancata della Red Bull numero 3, con rottura dell'ala sulla Mercedes e il campione in carica costretto a fermata supplementare per la sostituzione più successivo DT comminato per la collisione creata. Fine dei giochi per lui.

Quando si pensa che il pasticcio germanico sia terminato arriva però l'atto finale, e lo zampino è sempre di Ricciardo, giustiziere di giornata delle Mercedes. Tenta il sorpasso su Rosberg con una frenata lunghissima in curva 1, e all'incrocio di traiettoria la Red Bull colpisce con la parte destra dell'ala anteriore la gomma posteriore sinistra della Mercedes, che si affloscia inevitabilmente. Addio sogni di gloria anche per Nico, che con il secondo posto già pregustava i punti recuperati sul compagno in classifica e invece deve sorbirsi un giro intero su tre ruote. Terminerà ottavo, per giunta dietro Lewis (6°).

Per metterla sul ridere, ai cari tedeschi, si potrebbe dire questo: Ok che l'Italia è la patria della cucina, ma quando vi impegnate anche voi riuscite in imprese del tutto eccezionali.


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1 commento

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  1. Griforosso
    #1 Griforosso 27 luglio, 2015, 13:30

    Sono stato in dubbio se commentare o no. Non per il totale contenuto dell'articolo ma per le ultime due righe che mi hanno fatto tornare in mente la sparata di Lauda. Io che avevo giurato di ignorare BELLO per non sfruttarlo. Allora come la mettiamo Signor (?) Lauda. Siamo proprio un popolo da spaghetti, pizza e mandolino o, invece, è il posto dove si trovano ed inventano soluzioni migliori di altri. E non i riferisco solo al GP di ieri ma anche al passato e non mi metto a spiegare per cosa. Sicuramente chi ha dei pregiudizi non capisce e capirebbe altro di quello che presuntuosamente crede essere la Verità Assoluta. La sua (sic??!!) Spero tanto di non ricadere più, per il futuro, nelle tentazioni di controbattere le "pirle" (pardon perle) di un tale personaggio.

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