Alessandro Secchi

SEVEN Se il Male vince sul Bene

Quando a vincere è lo scarto che non interessa, non vende copertine, non è immagine di una F1 pro flash di 27 novembre 2016, 19:30 1535 visualizzazioni
Se il Male vince sul Bene

Nico Rosberg è il Campione del mondo che nessuno voleva, perché non è l'uomo immagine di questa Formula 1.

Non lo voleva Bernie Ecclestone, impegnato a vendere il suo giocattolo ad un imprenditore ex capo di una televisione, dal curriculum motoristico nullo, che possiamo ben immaginare cosa potrà fare di sessantasei anni di storia. Non lo voleva la Formula 1, perché uno così non ha appeal. Poliglotta, adorabile padre di famiglia, volto pulito. In una società che enfatizza i ribelli, gli sconquassati mentali, coloro che fanno audience e like con un selfie o che vivono di eccessi, Nico Rosberg è il perfetto esempio della noia, del piattume, di quello che una F1 come questa non necessita per rilanciarsi a livello mediatico. Non porta VIP nel paddock, non fa festini, non fa copertine, non fa nulla di quello che è richiesto oggi al CV di un pilota, oltre ai soldi, per entrare nelle grazie di chi questo carrozzone lo gestisce.

Nico Rosberg non è veloce quanto Lewis Hamilton. Probabilmente non lo è mai stato e non lo sarà mai. Per molti Nico Rosberg, nell'immaginario di questa F1, è il Male. Ovvero quello che oggi non doveva diventare Campione del mondo di Formula 1. 

Il Bene, in questa Formula 1, ha il volto e il nome di Lewis Hamilton. Povero da piccolo, self-made, primo pilota di colore a giungere in F1, è il prototipo del perfetto Campione. È l'uomo che ci riempie le bacheche dei social di "Blessed", che si autoassocia alla figura di Senna portandone i colori nel casco pur dicendo di non voler essere accostato a Magic, e riuscendo allo stesso tempo a non essere insultato per l'accostamento quanto Bruno, che di Ayrton è nipote, e avrebbe altrettanto diritto a portare certi colori senza essere umiliato ad ogni immagine che viene pubblicata su di lui. Lewis Hamilton è l'uomo che la F1 ha spremuto mediaticamente per rilanciarsi dopo l'uscita di scena di Schumi, è l'uomo predestinato alla vittoria, e lui non ha fatto altro che calarsi nella parte e recitarla alla grande, fino a diventare croce e delizia di sé stesso. Perché Lewis Hamilton, nel suo ruolo, non ammette la sconfitta. Non è nel suo DNA perdere, quindi nemmeno considerare possibile il fatto di non vincere. Soprattutto, perdere non è affar suo, ma sempre degli altri. Da "Because I'm black" al libro delle memorie che ha promesso di pubblicare tra 10 anni, Lewis Hamilton ha una giustificazione a tutto ciò che non va secondo il suo progetto. E la gran parte dei suoi tifosi, ovviamente, non fa che seguire il Bene nella sua rincorsa al Male quando questo si permette di mettergli i bastoni tra le ruote.

Il problema è che il Male, questa volta, l'ha fatta grossa. Perché non solo si è permesso di vincere delle gare, ma addirittura di strappare dalle mani del Bene lo Scettro. Il Male, quel pilota tanto più lento da vincere nove gare solo grazie alla Mercedes, come se il Bene ne avesse vinte dieci a bordo di una Pacific, ha rotto il Grande Disegno. È colpa della Malesia, colpa dei problemi tecnici, colpa delle qualifiche, colpa di "qualcuno che non vuole che vinca questo mondiale", colpa di una frizione che non funziona solo sulla sua macchina, colpa di questo, colpa di quello, dei grandi complotti orchestrati ai danni del Bene affinché non possa dimostrare una superiorità velocistica che nessuno gli ha mai negato. Il Bene non sbaglia mai, il Bene non ha niente da recriminarsi, il Bene ha solo da recriminare qualcosa di esterno. Il Male invece usurpa, approfitta, vince indegnamente nel territorio del Bene. 

Ma fino a quando il Male vince le tappe l'indignazione è relativa. Nessuno, in un mondo che vuole sempre il lieto fine, aveva previsto che il Male potesse farcela. È capitato rarissime volte che lo sfavorito (e per me Nico lo era anche con 12 punti di vantaggio, sebbene per me meritasse il titolo) facesse il colpo grosso. Invece è successo: Il Male ha vinto. E il Bene, per una volta, volente o nolente dovrà farsene una ragione. E chiedersi se, pur essendo il Bene, ha fatto tutto... bene.


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