Jules Bianchi, il dramma di papà Philippe

di 13 luglio 2015, 16:10 172 visualizzazioni
Jules Bianchi, il dramma di papà Philippe

E' sempre delicato parlare di Jules Bianchi. Papà Philippe, oggi, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha ammesso che le chance di recupero del figlio dopo l'incidente del Gran Premio del Giappone 2014 sono sempre più basse. Dopo un mese e mezzo di ricovero in oriente, Jules è stato trasferito a Nizza, dove ormai è ricoverato da sette mesi e mezzo senza alcun segno di miglioramento.

In un'intervista per France Info di questa mattina, papà Philippe si dice ormai pessimista. "E' una tortura quotidiana, spesso ci sembra di impazzire, per me è più terribile che se fosse morto. Non possiamo aiutarlo più di così".

Il recupero da un incidente come quello di Jules necessita di miglioramenti importanti nei primi sei mesi, cosa non accaduta in questa situazione. Il tenere la mano di chi gli è stato accanto in questi mesi può essere unicamente inteso come un riflesso involontario.

"Il tempo passa e sono meno ottimista di quanto potessi essere due o tre mesi dopo l'incidente, quando speravamo in un'evoluzione. Ad un certo punto, devi stare con i piedi per terra e realizzare quanto sia grave la situazione. Con Jules avevamo parlato di questo, ci aveva detto che se avesse avuto un incidente simile a quello di Michael Schumacher e non fosse più stato in grado di correre ancora non l'avrebbe accettato facilmente, perché correre era la sua vita".

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Purtroppo queste parole suonano come una condanna quasi definitiva. Ma non dobbiamo stupirci. L'entità dell'incidente, in cuor nostro, era purtroppo chiara fin da subito. Sia per il rifiuto implicito della FOM a voler mostrare le immagini dello scontro, che una volta recuperate quelle presenti sul web. Il vero miracolo è che Jules sia formalmente in vita, non che lo sia in queste condizioni. E' poi ovvio ed evidente che fino a quando ci sarà anche una piccola speranza il supporto di tutti sarà sempre alto, con i messaggi di incoraggiamento a lui e alla famiglia, con gli hashtag #ForzaJules che ancora compaiono sui social e sulle monoposto di diverse categorie, anche solo con il pensiero di chi, vedendo le sue immagini, si ferma un attimo a pensare ad un ragazzo pronto, forse, per il salto definitivo della sua carriera e fermato da una serie di coincidenze terribilmente precise e devastanti.

Il papà di Jules, con la frase "per me è più terribile che se fosse morto" è più chiaro di quanto si possa fare. E' la prova della disperazione di un padre che vede il figlio inerme, presente fisicamente ma non più negli stimoli, nel vivere come dovrebbe un ragazzo della sua età. E ha ragione, dopo nove lunghi mesi di agonia, nell'affermare che se fosse finito tutto subito, contro quella gru, forse ora il tempo avrebbe alleviato in parte le ferite di una tragedia. Una tragedia che in realtà non è mai finita da quel 5 ottobre, con il filo della speranza che ogni singolo giorno martella inesorabilmente e in silenzio la salute dei genitori, degli altri famigliari, degli amici di Jules. Senza una prospettiva di fine, senza un segnale, senza un segno di un miglioramento o un peggioramento.

E il tempo, che solitamente aiuta a ricucire gli strappi, in queste situazioni aiuta ad allargarli e a farsi spazio, devastando una famiglia che giorno dopo giorno rimane sempre più sola nel dolore. Non solo Jules, ma anche papà Philippe ha bisogno di sentire l'affetto dei tifosi, perché vivere vedendo la morte abbracciare ogni giorno tuo figlio deve essere la sensazione più brutta che un padre possa soffrire.

#ForzaJules, #ForzaPhilippe.


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1 commento

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  1. Monica
    #1 Monica 13 luglio, 2015, 17:23

    Non ho parole, solo una grande tristezza.

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