Alessandro Secchi

SEVEN Il celodurismo Mclaren e i risultati che merita

di 16 novembre 2015, 19:00
Il celodurismo Mclaren e i risultati che merita

Quando all'inizio dell'anno il duo Mclaren-Honda si è presentato in pompa magna, ostentando assoluta certezza di ripercorrere le orme dei fasti di un tempo, il presentimento che l'atteggiamento fosse quanto meno rischioso ha sfiorato il mio pensiero.

D'altronde, si era già a conoscenza dei ritardi del progetto Honda rispetto alla tabella di marcia, e il test post Abu Dhabi del 2014, con la Power Unit giappo montata sulla Mclaren Mp4-29 aveva aumentato i dubbi. Si era minimizzato, poiché la nuova unità era stata assemblata su una monoposto non sua, poiché questo, poiché quello. Nulla è cambiato da quel test.

Mclaren e Honda, prima dell'inizio del mondiale, si sono presentate mostrando arroganza mediatica e celodurismo orgoglioso come non se ne vedevano da tempo. Ad ascoltare loro, avrebbero asfaltato tutto e tutti in nome dei ricordi dei mitici anni fine 80 inizio 90. Ricordiamo tutti le meravigliose e nostalgiche presentazioni con le vetture dominanti di Senna e Prost, i paralleli tra il vecchio e il nuovo binomio, quella voglia di legare con un filo 23 anni di assenza insieme dalla F1.

Sin dai primi test si è capito che si trattava di un'enorme pagliacciata mediatica, nella quale le uniche vittime sarebbero state Button e un Alonso già, di suo, vittima di un incidente che ancora si vergognano a spiegarci, a mesi di distanza. Le prime gare sono state un calvario: ma la cosa scandalosa da parte di entrambe le entità è che, a fronte di un disastro previsto e poi accertato, si è continuato a prendere in giro tifosi e (pochi) sponsor, sparlando e vaneggiando riguardo miglioramenti di gara in gara che avrebbero portato la Mclaren a lottare in breve tempo per posizioni più consone al blasone.

Niente di tutto questo, ovviamente e prevedibilmente, è successo. Alla penultima gara della stagione, se escludiamo un Ericsson tamponato da Maldonado, le due frecce nere sono giunte esclusivamente davanti alle Manor Grand Prix. Come dire, le Mclaren sono al momento le ultime F1 della griglia.

Alonso e Button, in questa circostanza, non possono che essere definiti eroi, per non aver appeso Dennis e Arai al chiodo porta casco. Due piloti di tale caratura costretti a vincere la gare di chi arriva ultimo (quando si arriva) sono un insulto al motorsport. Le scenette di questi giorni non sono altro che una simpatica dichiarazione di rassegnazione di fronte ad una vettura ignobile, quali che siano le percentuali di colpe del costruttore e del motorista. Arrivati a questo punto, la ripartizione non conta.

E niente fa presagire un miglioramento per l'anno prossimo. Anzi, la Manor, che diventerà uno junior team Mercedes con la sua power unit e il retrotreno Williams, rischia seriamente di mettersi davanti alle vetture di Woking nel 2016.

Appurato il fatto che Jenson e Fernando sono da dichiarare parti lese di una situazione al limite dell'imbarazzante, anche se compensate dai lauti stipendi, mi viene però da dire una cosa: questi sono i risultati che Mclaren e Honda meritano, per la supponenza e la spocchia con la quale si sono posti sul piedistallo senza alcuna cognizione di causa.

Non si finisce mai di imparare. Chissà che quest'anno non gli serva da lunghissimo bagno di umiltà.


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1 commento

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  1. Bruno Grieco
    #1 Bruno Grieco 16 novembre, 2015, 19:24

    secondo me alonso ha fatto un grandissimo errore a lasciare la ferrari,lui e vettel avrebbero dato più filo da torcere alle mercedes

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