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Andrea Vallieri

Una (simil) Auto Union italiana?

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Una (simil) Auto Union Italiana?

 

Buongiorno amici.

Iniziamo a mettere un po’ di carne al fuoco.

Clemente Biondetti, che nel dopoguerra sarà ricordato anche per un singolare esperimento che vide l’istallazione di un motore Jaguar su di un telaio Ferrari F1 (a proposito occorrerà inserirla tra le incredibili ed impareggiabili monoposto ritratte da Sauro Torreggiani), nell’anteguerra progettò e forse realizzò parzialmente un’interessante monoposto a motore posteriore.

Di questa vettura si parlò per la prima volta sulla rivista Inglese “Autocar” del 22 marzo 1935. La vettura era apparentemente dotata di un motore V12 aspirato con un angolo tra le bancate (stimato) di 60° che era raffreddato ad aria, dotato di distribuzione con due alberi a camme in testa e di due valvole per cilindro, con l’alimentazione garantita da tre carburatori. L’alesaggio e la corsa del propulsore erano rispettivamente di 79 x 100 mm, mentre il suo peso era di appena 265 chilogrammi.

Pare che la vettura presentasse un telaio proto-monoscocca “la vettura presentava un singolare telaio tubolare”, con un passo di 2,55 metri e carreggiate (uguali) di 1,39 metri.

Alcune fonti riportarono che la vettura venne effettivamente completata e brevemente testata in vista di un suo possibile debutto al Gran Premio di Tripoli del 12 maggio.

Tuttavia, scorrendo la lista degli iscritti pubblicata nei magnifici testi di Paul Sheldon, le sole vetture iscritte a quella gara che poi non si presentarono furono la Maserati 8CM di Earl Howe e (ovviamente) la lentissima S.E.F.A.C. di Marcel Lehoux.

Nonostante il mistero che circonda questa realizzazione, pare comunque che non si fosse trattato di un pesce di aprile. Il 4 gennaio 1935, il quotidiano sportivo “Il Littoriale” riportò che Clemente Biondetti, in qualità di pilota per il Gruppo Genovese San Giorgio, non solo avrebbe partecipato alle gare riservate alle voiturette dell’imminente stagione, ma che era anche coinvolto nella realizzazione “di una potente vettura di nuova costruzione”.

Pare che i motivi che impedirono il concretizzarsi del progetto siano dipesi soprattutto da ragioni economiche.

Sono riuscito a trovare le poche notizie di cui sopra nell’incredibile sito “The Golden Era of Grand Prix Racing” mirabilmente condotto da Leif Snellman, null’altro è emerso dalle mie ricerche tranne la shilouette sotto riportata.

Qualcuno di voi ne sa qualcosa di più?

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