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V6DINO

Hesketh 308 '74

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Inviata (modificato)

Hescheth 308 '74.png

DATI GENERALI

Scuderia:    Hesketh Racing
Anno di produzione:    1974
Motore:    Ford Cosworth DFV V8 2993cc.     
Telaio:     Monoscocca in alluminio
Carburante e lubrificanti:    Duckhams
Pneumatici:    Firestone, Goodyear
Luogo di Produzione:    Towcester (GBR)
Progettista:    Harvey Postlethwaite
Impiegata nel:    1974
Piloti:    James Hunt, Ian Scheckter
    
STATISTICHE    
    
GP Disputati:    13
Podi:    3
Miglior risultato:     5° posto nel Mondiale Costruttori 1974

 

308

Quando un giovane aristocratico inglese che apparentemente non sapeva cosa fare dell'immensa fortuna che aveva ereditato dal padre prematuramente scomparso annunciò di voler entrare in F.1 come costruttore, i più sorrisero. Sarà forse perché Lord Alexander Hesketh era davvero lontano dal cliché dei "team owner" del tempo e non passava certo inosservato il suo modo di rapportarsi alle corse: si presentava sempre in Rolls Royce, circondato da stuoli di ragazze che lo accompagnavano ovunque, alloggiava tutta la squadra in alberghi extra-lusso e nei suoi box non mancavano mai ostriche e champagne che offriva a tutti. In questa sue stravaganze, in tutto e per tutto "spalleggiato" dal suo pilota James Hunt. Sarà per questo che non fu subito preso sul serio: invece la sua Hesketh fu uno dei più interessanti ed innovativi fenomeni della F.1 dei primi anni '70, grazie al suo visionario, ingenuo e romantico stile, al talento di Hunt e alla bravura di un giovane ingegnere progettista dal futuro luminoso: Harvey Postlethwaite. Una storia incredibile che merita di essere raccontata. Classe 1950, Lord Hesketh rimase orfano a quattro anni e divenne così terzo Baronetto di Fermor-Hesketh, nonché ricchissimo ereditiere di un grande patrimonio che la sua nobile famiglia aveva messo insieme da diversi secoli. Da sempre amante della bella vita, Alexander aveva però una grande passione: le macchine. Poco più che ventenne lasciò gli studi, che peraltro poco lo interessavano, e pensò bene di fondare una scuderia automobilistica: la Hesketh Racing debuttò così in F.3 nel 1972 con tal Tony "Bubbles" Horsley come pilota. In effetti però l'obiettivo della scuderia non sembrava esattamente quello di vincere, ma piuttosto "to have fun". Divertirsi. Ma Hesketh dietro a quella parvenza di paffuto viveur d'alto bordo aveva un certo intuito e fu forse grazie a questo che ebbe l'incontro che cambiò la sua storia di "owner". Durante una gara conobbe James Hunt, pilota con la fama di piantagrane che per anni si era dibattuto nelle serie minori pagando le vetture di tasca propria, senza che nessuno si accorgesse del suo talento. Non ci volle molto per instaurare il feeling fra i due: Hesketh ingaggiò Hunt come pilota e "Bubbles" Horsley che aveva capito di avere molto meno talento di lui, non avendo alcuna intenzione di perdere la possibilità di "have fun" con Hesketh gli lasciò subito il volante trasformandosi in team manager. Ma Hunt voleva la F.1. Subito. Pochi mesi dopo il loro incontro, alla Race of Champions, prima gara fuori campionato della stagione 1973, Hunt "costrinse" Hesketh ad affittargli una vecchia Surtees e finì incredibilmente terzo: fu quello straordinario risultato a convincere definitivamente Lord Hesketh ad affrontare la sfida del grande salto verso la F.1. Affittò così una March 731, unica vettura disponibile in quel frangente per acquirenti privati. La macchina era un mezzo disastro – la scuderia ufficiale March non segnò nemmeno un punto mondiale in quella stagione – ma modificata da Postlethwaite e nelle mani di James sembrava un missile: Hunt esordì a Monaco, dove un cedimento del motore all'ultimo giro lo relegò nono quando era quarto; in Francia fu subito a punti, sesto, in Gran Bretagna quarto, in Olanda terzo: in quattro gare era nata una stella. James chiuse la stagione con uno strepitoso secondo posto a Watkins Glen. Nota di colore: Lord Hesketh aveva "esordito" a Monaco presentandosi nel Principato sul suo yacht di 50 metri "popolato" di ragazze in bikini. Hunt fu subito richiestissimo dagli stessi "esperti" che lo avevano snobbato, ma rimase con il suo mentore Hesketh, che nel '74 progettò di schierare una propria vettura. E qui si giocò la sua seconda grande carta, ovvero Postlethwaite: la sua "308" – rigorosamente senza sponsor e con i colori dello stemma della famiglia Fermor-Hesketh – richiese un po' di tempo per la messa a punto ma fu poi fondamentale per lo straordinario Campionato '75 dove Hunt colse la sua prima vittoria a Zandvoort e chiuse quarto nel mondiale con altre quattro apparizioni sul podio. Ovviamente, ogni grande risultato veniva regolarmente festeggiato nel maniero della famiglia Hesketh con giornate di bagordi. Ma, si sa, ogni sogno ha una fine. Se Lord Hesketh aveva un difetto (!) era quello di avere le mani bucate. E così lo sforzo economico che portò a quella straordinaria stagione dove la minuscola Hesketh aveva rivaleggiato con Ferrari, McLaren e Lotus, fu "fatale" al giovane Lord. Se non voleva finire sul lastrico doveva rivedere i suoi piani. E così, oltre a "cedere" alla pressione degli sponsor e a vendere gli spazi sulla carrozzeria delle sue vetture, cedette alla Williams la sua nuova 308C – che divenne la Wolf-Williams FW05 – insieme a Postlethwaite e lasciò andare Hunt alla McLaren. La sua scuderia continuò ancora a calcare le piste per tre stagioni, in "forma privata", ovvero con organizzazioni di piloti e team che ne "affittavano" le vetture e le utilizzavano con sponsor personali e sotto la direzione di Horsley. Lord Hesketh non si fece più vedere nel paddock: niente più ostriche, caviale e champagne. E così, con gran parte del patrimonio ormai scialacquato e una F.1 che non lo divertiva più, nel 1978 Lord Hesketh chiuse i battenti della sua scuderia: ultimo colpo di teatro, la nota rivista per adulti Penthouse come sponsor sulla 308E del 1977. Fu la fine del team più "cool" nella storia delle corse. Un team che vinse e non fu solo una nota di colore. In seguito Lord Hesketh non ebbe certo ad annoiarsi: fondò una industria produttrice di motociclette di lusso che, dopo varie traversie ed un paio di fallimenti, riuscì finalmente a far decollare. Ebbe una parte importante della nascita della compagnia aerea British Mediterranean Airways di cui fu presidente e, successivamente, ripeté l'operazione con la Air Astana, compagnia di bandiera kazaka. Nel frattempo è stato presidente del British Drive Racing Club per otto anni ed ha intrapreso una carriera politica che lo ha visto entrare nella Camera dei Lord. Nel 2006, vendette Easton Neston, la magione familiare a Towcester, Northamptonshire, unica casa privata dell'architetto barocco inglese Nicholas Hawksmoor rimasta interamente originale, completa di arredi, della collezione d'arte e dei ritratti della famiglia. Ne ricavò una cifra imprecisata.

308.jpg

 

Modificato da V6DINO
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