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alessandrosecchi

Alfa Romeo 158

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Inviata (modificato)

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Scuderia SA Alfa Romeo

Anno di produzione 1937

Motore Alfa Romeo 158 L8 1479 cc con compressore Elettronica

Telaio Portante a longheroni e traverse

Carburante e lubrificanti Shell

Pneumatici Pirelli

Luogo di produzione Modena (ITA) Google Maps

Progettista Gioacchino Colombo

Impiegata nel 1946, 1947, 1948, 1950

Piloti Jean-Pierre Wimille, Giuseppe Farina,  Carlo Felice Trossi, Achille Varzi,  Louis Chiron, Consalvo Sanesi, Gianbattista Guidotti, Alessandro Gaboardi, Alberto Ascari, Piero Taruffi,  Juan Manuel Fangio, Luigi Fagioli,  Reg Parnell, Emmanuel De Graffenried

STATISTICHE

GP Disputati 6 (+17 fuori campionato)

Vittorie 6 (+16 fuori campionato)

Podi 12 (+38 fuori campionato)

Pole Position 6 (+3 fuori campionato)

Giri Più Veloci 6

 

Alfa Romeo 158

Come quello della Ferrari, anche il nome Alfa Romeo è indissolubilmente legato alla storia delle corse automobilistiche, costituendone per decenni uno dei più prestigiosi marchi, esponente di punta della tecnica automobilistica italiana. Nicola Romeo prese il controllo della Società Anonima Lombarda Fabbrica Automobili nel 1918, nove anni dopo la sua fondazione e ne cambiò il nome in Alfa Romeo. Quasi subito Romeo capì che le corse automobilistiche costituivano un grosso veicolo pubblicitario per la propria azienda e così, fin dal 1924, iniziò a costruire vetture da competizione e ad allestire un Reparto Corse dedicato. Giuseppe Campari vinse già nel 1924 il GP di Francia sulla "P2" progettata da Vittorio Jano: da quel giorno fu un crescendo che portò l'Alfa sulla ribalta mondiale con grandi piloti quali Antonio Ascari, padre di Alberto, morto a Spa-Francorchamps nel 1925, Tazio Nuvolari, Rudolph Caracciola, Luigi Fagioli. Dal 1929 la gestione sportiva ed il reparto corse fu affidata ad un ex-pilota ed imprenditore modenese: Enzo Ferrari. Con la Scuderia Ferrari, ed il suo cavallino rampante che campeggiava sulle carene delle Alfa ufficiali, si susseguirono i successi fino allo scoppio della guerra segnò l'interruzione delle attività automobilistiche in tutto il mondo. La "158" conosciuta anche come "Alfetta" è una delle più straordinarie, longeve e vincenti vetture da corsa mai costruite. Fu concepita nel 1937 da Gioacchino Colombo nell'alveo della Scuderia Ferrari, ma la costruzione fu terminata negli stabilimenti del Portello nella primavera del '38 dato che nel frattempo i rapporti fra Ferrari e Alfa si erano bruscamente interrotti a causa degli insanabili contrasti fra il Drake ed il direttore generale Wilfredo Ricart. La vettura debuttò alla Coppa Ciano, nei pressi di Livorno, nell'agosto del 1938, vincendo subito con Emilio Villoresi, fratello di Luigi ed ebbe in seguito uno strepitoso successo, anche se segnato da tragedie, come la morte dello stesso Villoresi in una sessione di prova e quella di Nando Aldrighetti nella Coppa Acerbo 1939. Gli chassis costruiti, durante l'occupazione nazista dell'Italia Settentrionale, furono nascosti smontati in una fabbrica di formaggio dismessa a Melzo, per evitare che cadessero nelle mani dell'invasore. Fra il 1938 e il 1951, se si comprende anche la diretta "discendente" 159, l'Alfetta ha vinto 47 dei 54 Gran premi cui ha preso parte, 10 dei 13 nell'ambito del Campionato del Mondo di F.1 nelle mani di straordinari piloti quali Achille Varzi, Jean-Pierre Wimille, Didi Trossi – la "Squadra Magica" tragicamente falcidiata dalla sorte fra la fine del 1948 e l'inizio del 1949 – e poi, nell'era del Mondiale, Juan Manuel Fangio, Nino Farina e Luigi Fagioli – le "3 F". Una vettura senza pari e senza eguali nella storia delle corse.

 

Nota: L'individuazione della numerazione dei telai dell'Alfa Romeo 158 costituisce uno dei più intricati ed irrisolvibili problemi per gli storici delle corse automobilistiche. I primi sei chassis costruiti nel 1938 sembra effettivamente che fossero dotati di un proprio numero identificativo ma le macchine furono smontate e rimontate un gran numero di volte scambiandosi spesso parti e componenti, al punto da non essere più riconoscibili, avallando peraltro la teoria dello storico delle corse Doug Nye secondo la quale il concetto stesso di "chassis number" non ha di fatto significato. La scuderia decise di costruire altre sei nuove vetture nel 1940, una delle quali rimase totalmente distrutta in un incidente occorso al collaudatore Marinoni. Questi telai non avevano più una numerazione propria ma venivano "siglate" ad ogni corsa in modo corrispondente al numero di gara, rendendole di fatto non riconoscibili fra loro. 

Massimo Piciotti )    

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Modificato da V6DINO
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