F1 Storia del Gran Premio del Brasile

Tra Jacarepaguá e Interlagos, storia e miti delle corse in terra brasiliana di 07 novembre 2016, 10:30
F1 | Storia del Gran Premio del Brasile

Il Brasile, entrato nel giro iridato agli inizi degli anni '70, in realtà ha una tradizione nello sport automobilistico molto più risalente nel tempo, anche a livello internazionale. Infatti la prima corsa automobilistica in Brasile si disputò addirittura il 26 luglio 1908, organizzata dall’Automòvel Club De Sao Paulo utilizzando un percorso tra Serra e San Paolo (nella zona detta “Itapecerica”). Vinse un certo Sylvio Alvares Penteado, al volante di una Fiat 40C(!), davanti a circa diecimila persone!

Ma è negli anni ’30 che vengono organizzati i primi veri Gran Premi ufficialmente riconosciuti dalla Federazione Brasiliana. Nel 1933, sugli oltre 11 km del tortuoso e terrificante circuito stradale della Gàvea, detto anche “Trampolin do Diablo”, nome che non ha bisogno di spiegazioni, tra muri, pali, case e strapiombi sul mare di decine di metri, con un fondo che muta tra asfalto, cemento, ghiaia, sabbia e binari del tram, Manuel de Teffé su Alfa Romeo 1750 vince il primo “Gran Premio della città di Rio de Janeiro”.

L’anno successivo, sempre sul tracciato della Gavea, il pilota locale Irineu Correa vince su una Ford Special 3.6 ma il Trampolin do Diablo non perdona: l’anno successivo il corridore brasiliano perderà la vita cadendo con la sua auto in un canale ai lati della strada al primo giro. Ma è nel 1936 che affluiscono i primi concorrenti stranieri di prestigio, con lo sbarco delle Alfa Romeo gestite dalla Scuderia Ferrari che schiera Carlo Pintacuda e Attilio Marinoni. L’eterogeneo parco macchine locale, comprendente mezzi spesso datati tra Bugatti, Fiat, Ford, Hispano Suiza, può ben poco contro la collaudata organizzazione modenese che domina la gara con Pintacuda fino a che un guasto al differenziale blocca la corsa dell’italiano favorendo la vittoria dell’argentino Coppoli su una Bugatti 51.

Il successo del Gran Premio di Rio induce la città “rivale” di San Paolo a organizzare una gara analoga sempre nel 1936, ma quel primo Gran Premio di San Paolo, disputato tra le vie della città, sarà ricordato per il grave incidente che coinvolge la pilotessa Mariette Hélène Delangle, meglio conosciuta come “Hellé Nice” (“ella è bella”), famosa anche per i suoi atteggiamenti disinibiti fuori dai circuiti. Non si sa se a causa di uno spettatore esagitato al punto da gettare una balla di paglia in pista, o dell’attraversamento della strada da parte di un poliziotto, oppure per un errore di guida, fatto sta che la ragazza finisce sulle tribune a 160 km all’ora riportando diverse ferite e provocando la morte di quattro (o sei, non si hanno dati certi) spettatori e il ferimento di oltre trenta. Per la cronaca, stavolta la Scuderia Ferrari fa bottino pieno con Pintacuda e Marinoni primo e secondo.

A Rio invece continua il successo internazionale del Gran Premio, coronato nel 1937 dalla seconda partecipazione consecutiva della Scuderia Ferrari, con Pintacuda stavolta affiancato da Brivio, e addirittura dalla sorprendente partecipazione dell’Auto Union che iscrive il suo pilota Hans Stuck (principale fautore dell’insolita trasferta) con la poderosa Type C di 6 litri a 16 cilindri (per la verità non del tutto adatta al tormentato circuito). L’italiano dell’Alfa, grazie anche a un leggera pioggerellina che neutralizza la brutale potenza della monoposto dei quattro anelli, batte l’accoppiata tedesca con un vantaggio di sei secondi, uno dei pochi successi di una vettura italiana in quell’epoca dominata da Mercedes e, appunto, Auto Union. Pintacuda fa il bis a Rio trionfando anche nel 1938. Visti i suoi tre successi in terra brasiliana (contando anche la vittoria a San Paolo), il suo cognome diventa proverbiale in Brasile per indicare chi guida in modo particolarmente veloce, fino ad essere omaggiato in film e canzoni.

Anche dopo l’inaugurazione del circuito di Interlagos nel 1940, il Gran Premio di Rio continua a disputarsi ancora dopo la Seconda Guerra Mondiale con carattere prevalentemente locale, ma talvolta nuovamente frequentato dai migliori assi del mondo, come alla fine degli anni ’40, sull’onda della “Temporada Argentina” (serie di gare durante il letargo della stagione europea). Il nostro Gigi Villoresi è protagonista con una doppietta nel 1949 quando in una sola settimana vince il quarto Gran Premio di Interlagos (20 marzo) per ripetersi una settimana più tardi trionfando nel settimo GP di Rio de Janeiro, entrambe le volte al volante di una Maserati, battendo le Ferrari di uno sfortunato Farina (comunque secondo a Rio) e Ascari.

Con l’avanzare degli anni ’50 le due maggiori gare brasiliane tornano ad una dimensione prevalentemente sudamericana, con gli argentini Gonzalez e Fangio che nel 1952 vincono il primo a Rio e il secondo a San Paolo, entrambi su una Ferrari. Nel 1953 i due Gran Premi si corrono con vetture Sport e a trionfare in entrambe è lo svizzero De Graffenried. In quel decennio viene anche organizzato, per un paio di volte (1952 e 1957), il Gran Premio di Boa Vista, sempre preda di Juan Manuel Fangio, prima su Ferrari e poi su Maserati. Restano questi i Gran Premio di livello internazionale disputati in Brasile fino al principio degli anni ’70, quando Interlagos diventa la pista che ospita il “debutto” del più grande Paese sudamericano nel Campionato Mondiale di Formula 1: è il 1973, dopo che l’anno precedente si era disputata una edizione inaugurale, non valida per il campionato, vinta da Reutemann su Brabham.

Non era la Interlagos così come la conosciamo oggi, bensì una pista molto più lunga, quasi 8 chilometri, che alternava curve veloci, curve molto lente e rettilinei velocissimi. Fu progettato per permettere la visibilità quasi dell’intero circuito dalle tribune del traguardo. A vincere in quella prima edizione “mondiale” è proprio il fresco campione del mondo e idolo di casa Emerson Fittipaldi sulla intramontabile Lotus 72, vittoria poi bissata l’anno dopo ma con una McLaren, al termine di una gara accorciata di otto giri per uno scroscio di pioggia.

Nel 1975 c’è la sorpresa della pole position della piccola scuderia Shadow guidata da Jarier, che sembra imbattibile anche in gara, ma a sette giri dalla fine si ritira e per la terza volta in tre anni la vittoria va a un pilota brasiliano, il giovane Carlos Pace (su Brabham) alla sua prima e purtroppo unica vittoria. Nel 1976 siamo in piena era Lauda-Ferrari e Niki, iridato in carica, vince a mani basse nonostante la pole di Hunt e una sfuriata iniziale in testa di Regazzoni. Nel 1977-78 vince ancora la Ferrari, entrambe le volte con Reutemann, grazie anche alle gomme Michelin, ma nel 1978 la pista è quella, inedita, di Jacarepagua, a Rio de Janeiro.

Nel 1979 si ritorna a Interlagos, e le Ligier di Laffite e Depailler dominano stracciando la concorrenza, e tutti pensano che le vetture francesi domineranno il campionato, ma non sarà così. Nel 1980 si assiste alla prima vittoria di Arnoux sulla Renault turbocompressa, ma alla partenza è Villeneuve a dare spettacolo partendo a razzo dalla terza posizione e scavalcando Jabouille e Pironi di traverso a ruote fumanti, portando per l’unica volta in tutta la stagione la disastrosa Ferrari T5 al comando di una gara. L’anno dopo si assiste al primo dei tanti “dissidi” di casa Williams: piove a dirotto, Piquet sbaglia le gomme, le due Williams di Reutemann e Jones (campione in carica) dominano fino a che dal box esce il cartello che segnala a Carlos di far passare Alan: Reutemann non ci sta e va a vincere. Da quel momento sarà guerra dichiarata tra i due con la squadra spaccata a metà, e a fine stagione Reutemann perderà il titolo per un punto a favore di Piquet, per la gioia di Jones.
Sembrano maturi i tempi per una vittoria di Piquet nel suo Brasile, infatti nel 1982 dopo una sfuriata di Villeneuve, in testa per i primi 29 giri e poi fuori pista per le gomme finite, Piquet batte Rosberg e vince, ma a fine gara vengono entrambi squalificati per vetture sottopeso (siamo nel pieno della guerra Fisa-Foca e gli inglesi usavano il famoso trucco dei serbatoi per l’acqua “di raffreddamento” per correre sottopeso e contrastare la superiorità dei turbo Ferrari e Renault). Il vincitore diviene così Prost, alla prima di una lunga serie di vittorie in terra brasiliana.

Nel 1983 Piquet si riprende il dovuto, vincendo stavolta senza discussioni. L’anno successivo Alain Prost, all’esordio con la McLaren-Porsche, vince dopo un ottimo inizio di Alboreto che debutta sulla Ferrari con 11 giri al comando prima di un guasto ai freni. Prost si ripete l’anno dopo iniziando così la scalata al suo primo mondiale battendo un Alboreto ancor più competitivo partito dalla pole ma urtato da Mansell al via. Piquet vince ancora davanti alla torcida nel 1986 debuttando al meglio con la Williams e arrivando davanti all’emergente connazionale Ayrton Senna.

Prost ancora primo nei due anni successivi, in particolare nel 1988 approfitta di un problema in partenza del suo nuovo compagno di squadra, che è proprio Senna, e va a vincere, primo atto di una rivalità che farà epoca. Nel 1989 triplice inaspettato debutto vincente: all’ultima edizione a tutt’oggi disputata a Jacarepagua, eliminatisi in partenza Patrese, Berger e Senna (che ancora una volta non riesce a vincere in casa), Mansell esordisce sulla Ferrari con una vittoria totalmente inattesa visti i ricorrenti guai di affidabilità del nuovissimo cambio automatico, anch’esso al debutto, battezzando in modo vincente anche la prima gara di Cesare Fiorio come diesse della Rossa. Dodici mesi dopo Mansell viene raggiunto in Ferrari da Prost, che vince per la sesta volta in Brasile (record di vittorie nella stessa gara) approfittando anche di un errore di Senna, leader della gara, nel doppiaggio di Nakajima (suo ex-compagno in Lotus); nel pre-gara il presidente FIA Balestre, che dopo i fatti di Suzuka 1989 aveva minacciato di squalificare Senna, viene fatto oggetto nella pit lane di un eccezionale lancio di arance e pomodori da parte dei tifosi brasiliani inferociti.

Ayrton riesce una volta per tutte a sconfiggere la macumba che non lo voleva vincitore in Brasile e nel 1991 trionfa con una gara leggendaria, guidando negli ultimi giri col cambio rimasto in sesta marcia, battendo la sempre più forte Williams-Renault di Patrese: l’urlo di Senna sul traguardo, misto di gioia e di fatica, rimbalzano dalla cronaca direttamente alla leggenda. Dopo l’indiscutibile dominio di Mansell sulla fantascientifica Williams 1992, Senna fa il bis nel 1993 e viene premiato dal cinque volte mondiale Fangio, approfittando della pioggia amica che induce all’errore l’arcirivale Prost, che non lo aveva voluto a fianco a sé sulla sempre invincibile Williams.

Nel 1994, la stella di Senna brilla per l’ultima volta con una pole strappata coi denti all’emergente Schumacher con la Benetton, il quale però in gara è imprendibile e costringe Ayrton all’errore. Sarà l’ultima volta che i brasiliani vedranno correre il loro idolo prima che un muretto sul Santerno lo fermi per sempre. Schumacher rivince nel 1995 davanti a Coulthard, ma a fine gara scoppia la “grana”: la benzina dei due “non è conforme” al campione depositato prima dell’inizio di stagione, Berger viene dichiarato vincitore, ma il tribunale FIA ridà la vittoria ai primi due, togliendo però i punti alle squadre: un guazzabuglio tipico delle non-decisioni salomoniche di questo sport. Vittorie nette di Hill e Villeneuve nei due anni successivi, e doppietta del finlandese Hakkinen nel biennio 98-99, preludio ai due titoli vinti da Mika in quelle stagioni con la McLaren Mercedes.

Nel 2000 Michael Schumacher, al quinto anno con la Ferrari, riesce a vincere e a portarsi decisamente in testa al mondiale, che a fine anno prenderà finalmente la via di Maranello dopo 21 anni di digiuno. Nel 2001 (vittoria di Coulthard) la Formula 1 rimane impressionata da Montoya, colombiano che viene dalle gare USA, che in gara affianca Schumacher e lo sposta letteralmente a ruotate per poi passare in testa, prima di venir eliminato dal doppiato Verstappen (non nuovo a incidenti spettacolari in Brasile dopo quello incredibile del 1994 che gli costò alcune gare di squalifica).

Nel 2002 il dominio incontrastato della Ferrari continua con una nuova vittoria di Schumi, stavolta all’esordio con la inedita F2002 che alla vigilia sembrava troppo poco collaudata per puntare alla vittoria (e Pelè dimentica di sventolare la bandiera a scacchi), invece sarà l’inizio di una stagione in cui gli avversari vedranno la Rossa solo da lontano. L’anno successivo la pioggia provoca incidenti a raffica e dal groviglio di incidenti (Schumi sfiora una gru nella via di fuga) esce fuori la sorpresa-Fisichella, alla sua prima vittoria (con la Jordan), tuttavia i confusionari commissari rovinano la sua legittima gioia perchè in un primo tempo assegnano la vittoria a Raikkonen, e solo dopo due settimane Fisichella vedrà riconosciuta la vittoria.

Nel 2004, altra stagione tutta-Ferrari, il Brasile viene spostato a fine stagione e Montoya si congeda dalla Williams con una vittoria, che per il team di Sir Frank sarà l’ultima per otto lunghi anni, fino al trionfo di Maldonado nel 2012 in Spagna. Juan Pablo fa il bis nel 2005 ma con la McLaren-Mercedes, proprio nel giorno del matematico primo titolo mondiale di Alonso con la Renault, che diventa il più giovane campione del mondo della storia della Formula 1.

Lo spagnolo rivincerà il titolo nel 2006 di nuovo in Brasile, gara che vede la vittoria del pilota di casa Felipe Massa, primo brasiliano a trionfare in casa dai tempi di Senna, mentre passa alla storia la gara d’addio alla F1 di Schumacher, che viene attardato da un guaio in prova e da un contatto in gara con Fisichella che gli provoca una foratura: Michael comincia una epica rimonta, degna di Clark e di Stewart, che lo porta a recuperare un giro di ritardo fino alla quarta posizione finale, con sorpassi eccezionali come quello a Raikkonen, suo successore in Ferrari.

E proprio Raikkonen nel 2007 compie l’impresa che nessuno realisticamente pensava: è ormai storia, ma difficilmente si potrà dimenticare (dopo una stagione segnata dalla clamorosa spy-story) l’harakiri del giovane Hamilton che con la sua McLaren-Mercedes partiva con un vantaggio di sette punti sul finlandese della Ferrari e quattro sul suo compagno-rivale, il due volte campione in carica Alonso. Raikkonen, coadiuvato al meglio dal team-mate Massa, sempre fortissimo in casa, va a vincere la gara, mentre dietro Hamilton, prima con un errore in frenata poi con un momentaneo problema al cambio, resta invischiato in una difficile rimonta che lo relega a un inutile settimo posto finale, con Raikkonen campione del mondo per un solo punto sulla coppia, separata in casa, della McLaren. Nel dopo-corsa il colpo di scena, con la possibile squalifica per carburante irregolare di Williams e BMW che, se attuata, consegnerebbe il titolo a Hamilton, ma poi il risultato in pista viene confermato e in Ferrari si può festeggiare.

Il miracolo non si ripete l’anno successivo, quando Massa perde il titolo per un punto a favore di Hamilton che agguanta all’ultimissima curva il piazzamento che gli serve per diventare il più giovane iridato della storia fino a quel momento. Interlagos è il luogo della consacrazione anche per Button nel 2009, mentre nel 2010 la vittoria di Vettel nella penultima gara stagionale non sembrava affatto preludere al suo primo titolo mondiale, come poi avvenne nel successivo appuntamento di Abu Dhabi. L'edizione 2011 è senza storia: doppietta Red Bull con Webber che si impone davanti a Vettel. Stessa sorte ma a piloti invertiti nel 2013. Negli ultimi anni, movimentatissima e decisiva per l'assegnazione del titolo l'edizione del 2012, con Vettel trionfante su Alonso per tre punti, al termine di una gara vinta da Button che vide il tedesco costretto alla rimonta dal fondo per una toccata con Bruno Senna alla Descida do Lago. Le ultime tre edizioni sono un monologo Mercedes con Nico Rosberg vincitore nel 2014 e 2015 e Lewis Hamilton dominatore sotto la pioggia nel 2016.


COMMENTA

LASCIA LA TUA OPINIONE

Nessun commento

Prendi parte alla discussione

Solo gli utenti registrati possono commentare.