CAMPIONI PER SEMPRE Nino Farina, il primo dei contemporanei

di 10 novembre 2016, 16:00
Campioni per sempre | Nino Farina, il primo dei contemporanei

Il torinese Giuseppe Emilio Farina, soprannominato Nino, è il primo vincitore di un campionato mondiale organizzato dalla FIA. Il successo arriva nel 1950 dopo che il Campionato Europeo di automobilismo ha chiuso i battenti nel 1939 senza neanche assegnare il titolo e da allora la guerra ha sconvolto la vita di tutti, interrompendo ovviamente anche le attività sportive automobilistiche. Passata la follia bellica, si ricomincia a parlare di corse ma in modo disorganico, con tante gare anche di prestigio ma non un campionato vero e proprio che viene però ufficializzato per il 1950.

Il primo vincitore è appunto il piemontese Farina, nipote del celebre "Pinin", laureato in giurisprudenza, combattente nel Regio Esercito e… pilota. Come molti colleghi dell'epoca, la sua carriera si sviluppa su più tipi di corse e infatti Nino comincia con le corse in salita e prosegue con quelle su pista dove dimostra la sua classe con le vittorie del Gran Premio di Tripoli e Montecarlo.

Farina ottiene in Formula 1 un memorabile primato: è il primo campione del mondo, il vincitore della prima gara assoluta, il pilota che ottiene la prima pole e il primo giro veloce della storia. A Silverstone, il 13 maggio 1950, inizia l'avventura della massima formula automobilistica sotto l'egida della FIA e Farina vince in una gara dominata dall'Alfa Romeo fin dalle qualifiche che vede anche un podio monocolore con Fagioli e Parnell a far da valletti. Farina è il primo protagonista e si ripete anche in Svizzera e a Monza, aggiungendo anche al suo palmares un quarto posto a Spa e due giri veloci che all'epoca portano due punti. Vincendo a Monza, si laurea campione davanti a Fangio e Fagioli.

L'anno successivo, rimasto all'Alfa Romeo, lo vede difendere il suo titolo: ottiene una vittoria e tre terzi posti, un bottino soddisfacente ma insufficiente per mantenere il titolo che va al compagno Juan Manuel Fangio mentre Nino è solo quarto.

Nel 1952 l'Alfa Romeo si ritira e il torinese passa alla Ferrari dimostrando la sua velocità e con il modello 500 F2 ottiene quattro secondi posti e un altro piazzamento a punti; come sempre sono buoni risultati ma insufficienti a vincere il titolo che va al lanciatissimo compagno di squadra Ascari mentre per Farina c'è solo il platonico titolo di vice campione del mondo.

Un copione che si ripete l'anno successivo col torinese che tenta di dar la caccia alla lepre Ascari che lo precede nella classifica iridata (come Fangio che ha più punti validi del torinese). A Farina rimangono soddisfazioni parziali, seppur prestigiose come la vittoria nel Gran Premio di Germania al Nurburgring. Arriva al secondo posto in Svizzera quando è beffato da Ascari che ignora l'ordine di scuderia di mantenere le posizioni e vince la gara, a Zandvoort e a Monza quando perde proprio all'ultima curva. Parallelamente alla massima serie, vince la 24 ore di Spa in coppia con Hawthorn.

Pur rimanendo in squadra con la Ferrari, Farina, che ha già quarantasette anni, dirada molto le sue apparizioni ai gran premi e nei successivi due anni partecipa a sole cinque gare, ottenendo comunque tre podi.

Nel 1956 conclude la sua carriera tentando di partecipare alla 500 miglia di Indianapolis dove però non riesce a qualificarsi con un telaio Kurtis Kraft a motore Ferrari.

Si chiude così la carriera agonistica di un grande pilota e un conosciutissimo personaggio, che dopo aver partecipato alle corse più pericolose del tempo, perde la vita in un banale incidente stradale nel 1966, proprio mentre si sta recando a vedere il Gran Premio di Francia.

Immagine: internet (per segnalare il copyright: info@passionea300allora.it)


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