CAMPIONI PER SEMPRE Alberto Ascari, l'ultimo italiano

di 24 novembre 2016, 16:00
Campioni per sempre | Alberto Ascari, l'ultimo italiano

Il figlio di Antonio Ascari è stato ad oggi l'ultimo italiano ad aver vinto il campionato del mondo FIA di Formula 1, impresa che riuscì nel biennio 1952-1953. Nato come pilota di moto, decide negli anni Quaranta di passare alle quattro ruote e, dopo la pausa bellica, spinto dall’amico Villoresi, avvia la propria luminosa carriera. Indicato come sicuro protagonista dell’automobilismo italiano del futuro, come altri suoi colleghi, cambia frequentemente scuderia e finisce per guidare per marchi prestigiosi come Alfa Romeo, Maserati e infine Ferrari.

Nel 1949 con la Ferrari ottiene importanti vittorie in Svizzera, a Silverstone e a Monza nel Gran Premio di casa e chiude l’anno, correndo e vincendo in Argentina contro il grande Juan Manuel Fangio.
L’anno successivo vede la partecipazione alla grande classica delle Mille Miglia che sarà una delusione, e alla prima edizione del Campionato del Mondo in chiave moderna. Il debutto non è indimenticabile anche perché la Ferrari non è troppo competitiva e talvolta diserta gli appuntamenti iridiati per correre della Formula 2. Il talento di Ascari emerge lo stesso e permette di conquistare due secondi a posti a Montecarlo, nel giorno del debutto della Scuderia nella massima formula, e a Monza in coabitazione con Serafini.

L’anno successivo inizia male con due incidenti durante la Mille Miglia e in F2 a Genova. Anche in Formula 1 fino al Gran Premio di Germania le soddisfazioni sono poche con due secondi posti ma un distacco incolmabile da Fangio, leader del mondiale. Due vittorie, le prime nella classe regina, al Nurburgring e a Monza nella classica di metà settembre, rilanciano il milanese della Ferrari addirittura per il titolo mondiale che sfugge a causa del quarto posto a Pedralbes e la contemporanea vittoria di Fangio.

Il biennio successivo è però trionfale e consacra Alberto Ascari campione del mondo con la mitica Ferrari F500: campionati vinti sia nel 1952 che nel 1953, undici vittorie su quindici gare di cui sette consecutive. Vittorie nette, ottenute con un passo sempre regolare e veloce, uno stile semplice ed efficace che lo vede scattare molto velocemente e amministrare il vantaggio. Grandi esibizioni di classe anche nella difficoltà come in Germania, nel 1953, quando finisce su tre ruote, evitando il cappottamento con una manovra fantastica sottolineata anche da Fangio.

Il 1954 vede il milanese unirsi alla scuderia Lancia per tentare un magico tris iridato. La stagione è però a due volti, splendida per le corse di durata che vedono la vittoria nelle Mille Miglia, in chiaroscuro nella massima formula. La Lancia salta i primi due gran premi e Ascari è costretto a chiedere “ospitalità” alla Maserati prima e alla Ferrari poi. All’ultimo appuntamento iridato, riesce a debuttare con la Lancia e ottiene subito la pole position e il giro veloce, non termina però la gara per noie meccaniche.

L’anno successivo la Lancia pare aver risolto i suoi problemi di giovinezza e Ascari è pronto a sfidare il fortissimo Fangio. In Argentina dimostra subito di poter tenere il passo del Maestro ed è secondo in qualifica, anche se in gara ha un incidente. Vince due gare al di fuori del campionato e si reca a Montecarlo per la seconda prova del mondiale. Ottiene la pole a pari merito con Fangio (partirà davanti l’argentino che ha ottenuto prima il tempo) ma in gara scivola sull’olio del motore rotto di Moss e vola in mare, salvandosi senza riportare ferite serie.

Quattro giorni dopo a Monza, Castellotti sta provando per il Cavallino in un test e si ferma per la pausa del pranzo. Ascari è pilota della Lancia ma chiede al suo amico di poter provare l’auto e Castellotti e la Ferrari acconsentono. Alla variante, che da allora porta il suo nome, per motivi mai chiariti fino in fondo, la macchina sbanda e si ribalta, uccidendo il pilota sul colpo. Il cordoglio è unanime e coinvolge i colleghi e le squadre che lo hanno avuto come pilota, spingendo la Lancia al disimpegno dalle competizioni.

Rimangono i rimpianti per quello che l’Ascari pilota avrebbe potuto ancora ottenere e i numeri che testimoniano la sua grandezza: due titoli mondiali, 14 pole, 25 prime file, 13 vittorie e 17 podi in appena 32 gare.

Immagine: internet (per segnalare il copyright: info@passionea300allora.it)


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