Alessandro Secchi

SEVEN 8 Ottobre 2000. Noi, quelli che...

di 08 ottobre 2015, 02:30
8 Ottobre 2000. Noi, quelli che...

Ho guardato l'orologio in sala proprio nel momento in cui scoccava la mezzanotte, come se avessi una sveglia automatica. 8-10-2015. Il pensiero è andato in due posti distinti: a Suzuka, dove quella data quindici anni fa ha segnato la storia della Formula 1 e, un po', anche la mia. In una residenza svizzera, a 400 chilometri di distanza dalla mia tastiera e dove, chi quel giorno quelle due storie le ha segnate, vorrei con tutto il cuore che in questa ricorrenza abbia la consapevolezza di quello di cui si è reso protagonista.

Mi sono chiesto due volte se fosse il caso o meno di scrivere l'ennesimo articolo di questo tipo. Perché non mi piace sembrare esagerato nel parlare di Michael: d'altronde ho già un altro sito sul quale sto scrivendo e postando il risultato del mio tifo sconfinato per lui, per non intaccare il tentativo d'imparzialità su "Passione a 300 all'ora". Ma non ho avuto dubbi. Sapete cosa c'è di bello, nell'avere un sito che non deve rendere conto a nessuno? Che si può fare quello che si vuole. E stavolta ho voglia di fare quello che mi pare. Fregandomene della finta professionalità che non devo dimostrare a nessuno, non essendo un professionista. Saltando accorgimenti e trucchetti tecnici del mestiere per rendere l'articolo più visibile, come scrivere "SCHUMACHER" nel titolo, per richiamare l'attenzione o iniziare il pezzo con una frase ad effetto e portare il lettore a leggere il resto. Non mi interessa nulla di tutto questo.

Questo è un pensiero, non un articolo, che voglio dedicare a tutti quelli come me.

Quelli che c'erano quando Michael iniziava a vincere da giovanissimo, attirando l'attenzione di tutti.
Quelli che l'hanno supportato quando ha fatto degli errori, pur riconoscendoli.
Quelli che hanno sofferto per le vittorie che non arrivavano e i mondiali che sfuggivano all'ultima gara.
Quelli che se la sono fatta sotto quando l'hanno visto sbattere alla Stowe, con le mani fredde e il sudore in aumento a renderle gelate per minuti interminabili.
Quelli che si sono goduti gli anni dei trionfi, il dominio.
Quelli che ad Interlagos si chiedevano "Ma saresti te quello che che si dovrebbe ritirare?".
Quelli che "ma vuoi proprio farti male con quelle moto..."
Quelli che hanno visto il positivo anche nel ritorno, conoscendo un uomo dopo un pilota.
Quelli che la pole a Montecarlo a 43 anni la racconteranno ai figli.
Quelli che "purtroppo adesso ti ritiri per sempre..."
Quelli che il 29 dicembre 2013 è come se ti avessero accoltellato un fratello.
Quelli che in questo giorno, quindici anni dopo, sono qui come me a ricordare una giornata che li ha resi felici.
Quelli che quel giorno erano troppo piccoli, e hanno imparato ad apprezzare dopo anni il valore di quell'impresa.

Siamo tantissimi.

Non serve raccontare quella gara: la conosciamo a memoria, noi. Ricordiamo ogni momento. Dov'eravamo, con chi eravamo, cosa abbiamo combinato nel momento in cui la Ferrari numero 3 si è trasformata in numero 1 passando sotto quel traguardo. Quel giorno è scolpito nella nostra mente, lo sarà per sempre, sarà parte di noi. Noi, quelli che oggi magari leggeranno qualche articolo commosso o ascolteranno servizi strappalacrime di quei media che, quando c'era da gettare merda (di primissima qualità, sia chiaro) sul traditore che aveva lasciato la rossa per la Mercedes non si risparmiavano in fantasia e quantità di materiale. Quelli che, quando c'era da raccontare che il vecchietto ormai non ci vedeva più, lasciavano da parte proprio questa data come se non fosse mai esistita. Come se l'8 ottobre 2000 fosse stato risucchiato da un triangolo delle bermuda mediatico, per poi essere recuperato dal fondale, rilucidato e rinvigorito, per decantare nuovamente le lodi del supercampione nel momento del massimo dolore per lui, la sua famiglia, i suoi tifosi. Ci siamo fidati, abbiamo imparato a conoscerli, i leader del settore. Li riconosceremo anche oggi, se ce ne sarà bisogno.

Quindici anni volati in un niente. La mia vita ha seguito percorsi che mai avrei immaginato. E credo che anche molti di voi potranno pensare lo stesso delle loro. Ognuno di noi ha delle date particolari da ricordare e festeggiare durante l'anno. Compleanni, matrimoni, anniversari vari. Alcune importantissime, altre meno. Anche se siamo diversi, lontani, e non ci conosciamo, abbiamo però una data in comune: questa. Una giornata, un ricordo, che unisce i pensieri di migliaia di tifosi nel mondo e creano un legame unico e indissolubile. Non necessariamente dobbiamo essere ancora tutti tifosi di questa Formula 1. Ci sono tanti appassionati che hanno mollato il colpo, che non riconoscono e non si riconoscono più in questa categoria. Ne ho sentite, persone che non la seguono più. Perché non è più divertente, non è più interessante, non è più lei, quella "di un tempo", come quella domenica. Quella domenica, però, anche se non sanno chi siano gli attuali piloti, se la ricordano ancora e bene.

E' inutile raccontare ancora quella gara in questa sede, ma è sempre meraviglioso godersi i momenti successivi, quelli che non contano per le statistiche ma per il cuore. E allora alziamo il volume, mettiamoci comodi, gustiamoci l'ultima chicane con il pubblico giapponese che già grida. Godiamoci le urla dei meccanici, i team radio di Michael, la sua gioia mista a commozione, il lentissimo rientro ai box. L'abbraccio con un avversario leale e rispettato, il soffocare sotto le braccia dei suoi meccanici, quelli a cui ha voluto bene: quelli che sei anni dopo, proprio nello stesso giorno, avrebbe abbracciato dopo un motore e un ottavo mondiale in fumo.

Questa non deve essere una giornata triste nel ricordo di un ragazzo in difficoltà. Ma la giornata del ricordo di un momento felice per migliaia di persone: che grazie a quest'uomo, a quel ragazzo, sono ancora qui. Per festeggiare idealmente con e come tanti altri, a sostenerlo come hanno sempre fatto indipendentemente da tutto. Dai colori della tuta, dai commenti positivi e negativi, dal tempo che scorre inesorabilmente e spinge per annebbiare l'affetto.

Quindici anni possono essere pochi o tanti, dipende dai punti di vista. Ma una cosa è certa: gli anni passano, le imprese restano, i miti sono per sempre. Lui è il mio, il nostro. Oggi è il suo giorno, ma anche un po' di noi tifosi. E speriamo che il ricordo felice gli arrivi, in un modo o nell'altro. Come negli altri giorni, sia chiaro, ma oggi un po' di più.

#KeepFightingMichael


COMMENTA

LASCIA LA TUA OPINIONE

4 commenti

Prendi parte alla discussione
  1. Monica
    #1 Monica 8 ottobre, 2015, 14:46

    Io sono una come te

  2. farina88
    #2 farina88 8 ottobre, 2015, 13:37

    Mi alzo in piedi, applaudo e mi tolgo il cappello. Alessandro, hai condensato tutto in queste righe, TUTTO! C'è ben poco da aggiungere. Ogni volta che rivedo quelle immagini, ascolto quei suoni, il team radio (e fidati mi capita spesso), mi emoziono, mi commuovo, mi sento felice dentro. Per qualcuno potrà sembrare esagerato, ma sono le sensazioni che lo sport è in grado di trasmettere. Che i campioni sanno trasmettere agli appassionati, divenendo in seguito miti da ricordare, da decantare alle generazioni future, a quelli che, purtroppo per loro, non hanno assistito con i loro occhi.
    E mi accodo al tuo pensiero su Michael, consapevole che i ricordi di milioni di tifosi in tutto il mondo gli arrivino nel profondo, donandogli un sollievo in questo momento difficilissimo.
    In un post su Facebook ho scritto: "Vada come vada la tua riabilitazione (Dio solo sa quanto sarei felice di vederti di nuovo in condizioni normali (piangerei, lo so già)), se c'è un motivo (tra i tanti) per il quale ti avrò sempre nel mio cuore, è per avermi regalato emozioni incredibili come questa".
    E gliene sarò per sempre grato!

  3. BurgerChrist
    #3 BurgerChrist 8 ottobre, 2015, 11:26

    Ale! Quanto sei arrogante con questo post di prima mattina! Non puoi farmi scendere le lacrime così!
    Sono tanti i ricordi dell'era Schumacher, ma questo è sicuramente il più bello. Molti dei ricordi migliori sono legati alla rivalità con Mika Hakkinen: da bambino credevo che i due si odiassero, davvero. Non riuscivo a capire, nella mia ingenuità infantile, come due persone che si davano battaglia da anni a 300 all'ora potessero, se non volersi bene, almeno rispettarsi, stimarsi, considerarsi pari. Poi l'ho capito, e l'affetto che provo per Michael è aumentato ancora di più e ho iniziato a provarlo anche per Mika, che prima odiavo come credevo lo odiasse Schumi. Ci vorrebbe una rivalità come questa nella F1 attuale. Gli elementi non mancano, vediamo...

Solo gli utenti registrati possono commentare.